Siamo arrivati, la volevamo tutta
senza esclusioni
senza pietà
senza coscienza del rimorso
pesanti come la privazione
l’esclusione
la mattanza
senza innocenza
solo terrificanti incubi che si reificano
senza amore
senza cura
con noncuranza, ché la cura è roba da donne
solo io senza sé e senza l’altrə
rimarremo senza niente
nel vuoto assoluto di un’umanità persa nel delirio capitalista
insensibili
solo dolore
estinzione
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Estinzione
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Dedicato a noi
Che pensiamo che crescere è trasformazione e non accaparramento
Che abbiamo sempre il dubbio che ci ricorda la complessità
Che l’altro là fuori è come l’altro che abbiamo dentro
Che preferiamo la potenza al potere
Che sappiamo di essere fatti della materia che ci circonda
Che non confondiamo l’umiltà con la sottomissione
Che preferiamo esserci piuttosto che affermarci
Che stiamo meglio in strada che nel proprio salotto
Che siamo etici senza essere vittime della morale
Dedicato a noi
Che possiamo rappresentarci in milioni di modi ma che nessuno potrà mai rappresentarci
Che percorriamo la strada per incontrarci
Che la conoscenza è condivisione e non potere
Che non possiamo essere servi
Che libertà è l’impegno di tutta una vita
Che suonare cantare fischiare insieme
Che la salute è anche stare male perché non smettiamo di sentire
Dedicato a noi
Che aspettare è un nostro momento
Che il confine è rispetto non esclusione
Che la fine è solo uno dei momenti
Un abbraccio a tutti noi
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Innovazione
Pubblico, come bene comune
C’è la necessità di iniziare urgentemente un lungo percorso di rieducazione.
Rieducazione al valore del Pubblico come Bene Comune.
La quarantennale egemonia del neo-liberismo e ora dell’anarco-capitalismo impone spesso con la violenza, un solo modello, una sola ragione, una sola visione del mondo e delle società. Inculcando l’impossibilità di pensare o agire un qualsiasi modello diverso: non è possibile niente di diverso, così va il mondo.
Spezzare questa visione è un tema di (ri)educazione della società tutta. Creando spazi di pensiero e autonomia dove si possa agire ragionando sul bene comune, mettendo davanti il nostro al mio, responsabilizzando alla cura e il rispetto e rendendosi coscienti che il circolo virtuoso individuo <> comunità è il principio base sul quale lavorare per ottenere il progresso di tutti
Redistribuzione
è ora di una svolta di modello. Non è sostenibile né mai lo è stato un modello di accentramento di ricchezza e potere che poi caritatevolmente redistribuisce quello che vuole, quanto vuole a chi vuole, in base a criteri di selezione non condivisi.
L’unica redistribuzione possibile in una società moderna è la redistribuzione della creazione del valore. Ogni individuo e ogni comunità devono essere messi nelle condizioni di produrre la propria parte di valore e l’eccedenza essere scambiata in un mercato comune, ché il mercato è attività antropologicamente umana e non ha mai fatto del male, anzi è sempre stato il veicolo dello scambio, della sussistenza, le informazioni e la conoscenza rendendo possibile trasformazione e progresso.
è il mercato capitalista che basandosi sulla privazione dei molti ha come unico obbiettivo la cieca bulimia dei pochi.
Istituzioni
certo è che le comunità storicamente si dotano di istituzioni per regolare e aiutare la collettività nell’affrontare la complessità con regole comuni che tutti possano riconoscere e rispettare.
Non queste istituzioni.
Le attuali istituzioni nazionali e sovranazionali rappresentano e sono il cane da guardia del capitalismo, l’imperialismo e lo sfruttamento perpetuati da questo modello di sviluppo. Aiutano a disciplinare la società attraverso false morali e repressione. Non hanno nessun credito né sono più riconoscibili dalla società che dovrebbero rappresentare.
Non è l’istituzione come concetto che va rifiutato, sono queste istituzioni che vanno rase al suolo per poter ricostruire e ripensare delle istituzioni di comunità che realmente siano l’espressione della comunità stessa e non dei potenti che privano le comunità dai loro beni e le loro potenzialità.
Innovazione e trasfomazione
Che bei concetti. Peccato che quello che riusciamo ad innovare e trasformare è solo come continuare l’aggressione ai popoli e alla terra mantenendo inalterato questo modello di sviluppo.
La vera trasformazione ed una credibile innovazione passano obbligatoriamente da un cambio radicale del modello di sviluppo e di gestione delle risorse, umane e biologiche.
Non saprei dire se sia tardi, magari troviamo le spinte e le ragioni, le tecnologie e le risorse umane per intraprendere questo percorso in extremis. Magari no.
Possiamo anche stare ad aspettare l’estinzione
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Lo spazio
Ho bisogno di te, ma solo come presenza / confronto. Ma senza tempi/o
Chè è così.
Liberi
Pensando
Circolari
Nella spirale del vivere
E il bene che ti voglio, è leggero
Come un funghetto al mattino
Che ti calibra
Assecondando il posto che non c’è
Chè l’unico posto che c’è è qui e ora
L’ora infinita che si dilata
Che comprende e mai esclude
Solo sa come si sospende
Lasciando lo spazio per esser/ci