Sostenere che le leggi liberticide e fasciste sono il frutto delle proteste è come dire che le responsabilità dell’avvento del nazi-fascismo siano della resistenza.
Qua le forze politiche istituzionali invertono i fattori e il senso della realtà.
È la repressione autoritaria e liberticida che crea le condizioni per una risposta, resistente e antagonista al modello liberticida e fascista che questo(i) governo(i) continua a perseguire insieme a illustri amici:
Netanyahu, Trump, Putin, Orban
solo per citare i più attivi nel volere spazzare ogni diritto e ogni libertà, ma la lista, purtroppo, è lunga.
Quando la rabbia si rivolge verso i dispositivi di repressione autoritari ha una legittimità ontologica e le azioni che questa rabbia genera hanno un peso assolutamente diverso, dal punto di vista etico e morale, delle azioni perpetrate da quegli stessi dispositivi che si abbattono sugli individui.
Gli individui sono esseri nudi, spogli di ogni cosa se non la loro dignità e il loro diritto di esistere.
I dispositivi sono le macchine che regolano, indottrinano, soffocano, negano diritti e libertà, colpendo, uccidendo con la legittimità che riassume bene Max Stirner:
lo stato chiama legge la propria violenza e crimine quella dell’individuo.
Quindi stando al nostro lungimirante ceto politico di “sinistra”, la responsabilità dei decreti legge sulla sicurezza sono da imputare alla resistenza.
Hanno capito tutto.
Anche loro servi, dei servi, dei servi.
Rimanendo nella locuzione del servire.
Loro, da tempo, non servono più a nessuno se non alla riproduzione di sé stessi e del potere che rappresentano.
E noi non dobbiamo più servire nessuno, almeno non volontariamente, come bene ricorda Étienne de La Boétie.
Se non li possiamo fermare, se non possiamo ribaltarli, possiamo sempre resistere. Attivamente.