Chi dissente,
deve avere paura!
Se dissenti,
ti prendo i tuoi soldi.
Se dissenti,
ti metto in galera.
Se dissenti,
in condizioni favorevoli,
ti uccido.
Chi dissente,
deve morire!
Chi dissente,
deve avere paura!
Se dissenti,
ti prendo i tuoi soldi.
Se dissenti,
ti metto in galera.
Se dissenti,
in condizioni favorevoli,
ti uccido.
Chi dissente,
deve morire!
Ma quale criminalità!
A milano non ce n’è più bisogno.
C’è troppa concorrenza.
La ‘ndrangheta siede al comando.
Gli speculatori hanno carta bianca.
Al capitale più disumano vengono stesi tappeti rossi.
Ma quale criminalità?
milano ti uccide in mille modi.
Ti soffoca di inquinamento.
Ti uccide di cancro.
Ti uccide di lavoro.
Ti uccide di solitudine.
Ti uccide investendoti a piedi e in bicicletta.
Ti uccide di sanità privata.
Pedagogia del crimine.
Ti insegna la sopraffazione.
Ruba materassi e coperte ai senza tetto per farli sparire più in fretta. E lo chiama decoro.
Ti insegna a promuovere i tuoi interessi personali a discapito di quelli collettivi.
milano è sempre più esclusiva, lo è letteralmente.
milano è sempre più privata. Lo è letteralmente.
Non solo priva la collettività, ma priva sé stessa dalla possibilità di essere comunità e cultura.
milano è merce scaduta sullo scaffale del mercato globale. Niente ha più da offrire all’umano.
Ma dalla sua marcescenza potranno i vermi e i funghi far nascere nuove forme di vita?
Sostenere che le leggi liberticide e fasciste sono il frutto delle proteste è come dire che le responsabilità dell’avvento del nazi-fascismo siano della resistenza.
Qua le forze politiche istituzionali invertono i fattori e il senso della realtà.
È la repressione autoritaria e liberticida che crea le condizioni per una risposta, resistente e antagonista al modello liberticida e fascista che questo(i) governo(i) continua a perseguire insieme a illustri amici:
Netanyahu, Trump, Putin, Orban
solo per citare i più attivi nel volere spazzare ogni diritto e ogni libertà, ma la lista, purtroppo, è lunga.
Quando la rabbia si rivolge verso i dispositivi di repressione autoritari ha una legittimità ontologica e le azioni che questa rabbia genera hanno un peso assolutamente diverso, dal punto di vista etico e morale, delle azioni perpetrate da quegli stessi dispositivi che si abbattono sugli individui.
Gli individui sono esseri nudi, spogli di ogni cosa se non la loro dignità e il loro diritto di esistere.
I dispositivi sono le macchine che regolano, indottrinano, soffocano, negano diritti e libertà, colpendo, uccidendo con la legittimità che riassume bene Max Stirner:
lo stato chiama legge la propria violenza e crimine quella dell’individuo.
Quindi stando al nostro lungimirante ceto politico di “sinistra”, la responsabilità dei decreti legge sulla sicurezza sono da imputare alla resistenza.
Hanno capito tutto.
Anche loro servi, dei servi, dei servi.
Rimanendo nella locuzione del servire.
Loro, da tempo, non servono più a nessuno se non alla riproduzione di sé stessi e del potere che rappresentano.
E noi non dobbiamo più servire nessuno, almeno non volontariamente, come bene ricorda Étienne de La Boétie.
Se non li possiamo fermare, se non possiamo ribaltarli, possiamo sempre resistere. Attivamente.
C’è una buona notizia
Sono vivo
C’è una buona notizia
ho mangiato
C’è una buona notizia
sono insieme a chi amo
C’è una buona notizia
non sono ferito
C’è una buona notizia
i miei figli stanno bene
C’è una buona notizia
ho amici e amiche
C’è una buona notizia
ho una casa dove stare
C’è una buona notizia
ho un lavoro
Il resto fa parte del privilegio e non so che accezione dargli, ma guardando ai popoli sofferenti anche le buone notizie essenziali cominciano a sembrarmi privilegio.
Come se poter vivere, qua, insieme, con dignità sia oramai un privilegio che sempre più persone nel mondo non potranno raggiungere, persone alle quali viene tolto o negato tutto finanche la vita.
Empatizzo con la sofferenza, con le difficoltà, con la gioia, con la voglia di ribaltare tutto, con la necessità di essere altrɜ, con non poterne più, con le decisioni fulminee, con le incazzature, con la voglia di sentire sentirsi, con la malattia, con la fretta e con la pigrizia, con la voglia, con lasciami stare vattene, con chi ama tutto, a volte mio malgrado empatizzo anche con l’odio che ci riservano o che riserviamo, empatizzo con chi non se lo merita.
Ma quando scegli di toglierti la vita, mi metti in difficoltà.
Annienti il senso, ogni senso.
Non riesco a distaccarmi, ma nel tuo vortice immobile mi lasci inerme senza capire cosa sento.
e non mi spiego perché il calore mi lasci sfatto
si dice essere un avviso
se così fosse, allora tutto si spiega
il clima scotta
l’esplosivo incendia
ci si ostina a non prendere seriamente in considerazione i ripetuti avvisi
la febbre sale
il malato non combatte ma si lascia pervadere dalla falsa sensazione di tepore, la mente inebriata,
l’esaltazione dell’odore della morte
Ho la febbre
rapinare un senzatetto
stuprare ad una festa borghese
cintare, escludere dallo spazio comune
mettere a tacere
reprimere
nascondere
disinfestare ogni traccia di socialità non mercificata
abusare in privato
desertificare le strade e le piazze
disinfettarsi dal germe della libertà
decoro
Come cadere per la pace?
Le missioni
Una lunga storia di cadaveri e suprusi
La Pace non si accompagna con le missioni
La Pace è alzarsi, non cadere
I caduti in missione fanno la guerra, per conto terzi
Nessuna celebrazione, solo angoscia
dedicato a Danilo Dolci